Educare alla cittadinanza

Educare alla cittadinanza

Imparare la lingua italiana serve al migrante per consolidare la presenza nel nostro paese, se ci sono le premesse per consolidare la presenza nel nostro paese, ottenere un permesso di soggiorno, fare esperienza di un lavoro regolare. Ma l’italiano è indispensabile anche a chi sta rischiando o è già privo di permesso, vive una situazione di grande precarietà, ha bisogno di servizi di base, sanità, alloggio, scuola per i figli. L’italiano dovrebbe soprattutto aiutare a sentirsi a proprio agio con gli abitanti, compresi stranieri che parlano altre lingue, quindi allargare le reti sociali.

Il programma di educazione civica del corso di italiano livello A2 , che fu indicato dal Miur e dal Ministero dell’Interno, comprende: storia e costituzione italiana, istituzioni centrali e territoriali, diritti e doveri dei cittadini, istruzione, salute, abitazione e altre informazioni pratiche orientate all’inserimento stabile di un nuovo cittadino. In tutto si tratta di 15 schede, tradotte in 20 lingue.

Queste due leve, italiano ed educazione civica, devono accompagnare l’allievo nel suo specifico percorso d’integrazione, includendo chi avrà un cammino accidentato. In un contesto cultuale e normativo che va riducendo lo spazio vitale dei migranti, la scuola per adulti che accoglie tutti può svolgere un ruolo civile prezioso. Donne e uomini possono confrontarsi con i compagni di corso su punti di vista divergenti e maturare qualche valore comune. Fare educazione civica significa creare un ambiente che accoglie le divergenze, fa evolvere le tensioni, produce coscienza democratica.

Può risultare utile per esempio lavorare in classe sul lessico dei diritti universali dell’uomo e della prima parte della Costituzione Italiana. Ma è importante che di questi valori si faccia esperienza pratica nel gruppo classe e nella associazione che gestisce la scuola. Significative le esperienze che stimolano gli allievi a svolgere un ruolo come tutor per i compagni di studio e nei doposcuola, mediatori culturali, animatori. Si veda il Centro interculturale Miguelim – Scuole delle donne e i migranti che a Formia diventano operatori di Insieme Immigrati in Italia.

La passeggiata didattica al Quirinale suggerisce tre accorgimenti metodologici: