La scuola di italiano di Casa Africa: porte aperte anche d’estate

La sede di Casa Africa, in via degli Artisti 32, vicino Piazza Barberini

Si chiama Casa Africa, ma le sue porte sono aperte davvero a tutti: costituita nel 2009, con lo scopo di offrire informazioni, assistenza e orientamento ai migranti africani di Roma, la onlus ha creato una scuola di italiano che accoglie tutto l’anno, dal lunedì al venerdì, mattina e pomeriggio, stranieri provenienti da tutto il mondo.

Sono le 16.00 di un venerdì di fine agosto. In via degli Artisti 32, a pochi passi da Piazza Barberini, le porte di Casa Africa sono già aperte per la lezione pomeridiana delle 16,30 e gli studenti, accolti dalla volontaria Francesca, sono già ai loro posti: scambiano battute, ripassano le lezioni precedenti e qualcuno dà lezione di wolof ai compagni.

L’affluenza in estate è costante: a volte arrivano anche più di trenta studenti, anche se la capienza massima dei locali è di trentacinque persone”, dice Francesca. Le due classi si riempiono presto, e basta dare un’occhiata alle schede di ogni studente per rendersi conto della varietà dei paesi di provenienza: Ucraina, Thailandia, Iraq, Libia, Nigeria, Marocco, Turchia, Guinea, Kenya, Sierra Leone, Brasile, Venezuela. Tutti in solo due stanze. 

La scuola di italiano di Casa Africa: tante nazionalità in un’unica classe

Gli studenti hanno la possibilità di registrarsi alle lezioni in qualsiasi momento dell’anno: basta compilare una scheda che progressivamente verrà aggiornata con i dati delle presenze e gli argomenti trattati in classe. “I livelli sono principalmente A0, A1 e A2, ma non mancano anche studenti con un livello B1 e qualche iniziale B2”, informa Francesca. Per questo la scuola viene divisa in tre classi e quando uno studente capisce di aver acquisito delle competenze e si sente più sicuro, può andare liberamente avanti col suo percorso nella classe successiva.

Tuttavia, come spesso accade, è difficile stabilire il livello del QCER (Quadro Comune Europeo di Riferimento) posseduto dagli studenti con certezza matematica. Come spiega l’insegnante volontaria Maria Grazia, “c’è chi riesce già ad esprimersi, ma magari non sa ancora leggere o scrivere. Così come sono diversi gli studenti che hanno avuto un percorso di scolarizzazione nullo nel loro paese d’origine”. Importante in questo senso è l’affiancamento dei corsi di italiano a quello dei CPIA.

“Quello che per noi è importante è privilegiare la comunicazione”, afferma Maria Grazia. E il clima disteso che si respira a Casa Africa sembra essere quello giusto per favorire il relazionarsi tra gli studenti. “Quello che mi piacerebbe, sarebbe fare anche delle piccole gite e visite guidate con i ragazzi e le ragazze”, continua la volontaria, che dei suoi studenti conosce ormai anche il carattere, la personalità, oltre alle competenze linguisitche.
Ines, che in Ucraina era maestra di russo, e che appena arrivata in Italia studiava italiano da autodidatta, sa quanto la comunicazione orale sia fondamentale nella lingua. Oltre la grammatica, quindi: favorire la socializzazione, lo scambio culturale, stimolare la riflessione su diverse tematiche. Anche questo è un elemento fondamentale dell’offerta didattica di Casa Africa. “Ho deciso di frequentare una scuola di italiano per parlare e sbloccarmi con la lingua italiana”, racconta Adriana, venezuelana, tutti i giorni, mattina e pomeriggio, presente in classe. “Quando sono stati interrotti i corsi dagli Scalabriniani, ho trovato questa scuola e ne sono veramente contenta: oltre a studiare, scrivere e leggere, si affrontano tematiche di attualità, si aprono i giornali, si sfogliano libri e romanzi”.

Gli studenti Ines, Adriana, Crispim e Mustafa

Ma l’italiano, a detta della maggior parte degli studenti, resta la strada maestra per poter affacciarsi al mondo del lavoro, come spiegano Crispim, 55enne brasiliano, Giulia, 20enne ucraina in Italia da poco più di un mese che lavora come collaboratrice domestica, Necip, turco in attesa di trasferirsi in Germania, e Basem, iracheno, che con un italiano ancora incerto racconta: “Ho fatto il barbiere per quindici anni, in Iraq, Olanda e altri paesi. Ora voglio fare qui in Italia questo lavoro. Ma prima devo studiare!”.

Elisabetta Rossi
(25 agosto 2018)

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