Età di mezzo

Età di mezzo

Gli alunni stranieri iscritti nelle scuole secondarie del Lazio sono 19.447, ma ci sono ragazzi di famiglia migrante che, se concludono faticosamente il ciclo dell’obbligo, non vogliono affrontare un percorso di 5 anni; lo studio appare “sopportabile” solo se breve, professionalizzante, orientato al lavoro. L’identità incerta propria dell’adolescenza e di chi è a cavallo di due culture, pressioni familiari, unite a scarse conoscenze di cosa offrono le scuole dopo la terza media, tutto ciò rischia di condurre a rinunce precoci. Una pista praticabile, che merita sostegno sul piano normativo, è il corso sperimentale di IIS Cattaneo di Roma con CPIA 3; con circa un anno di studio (1000 ore (riducibili al 50% in base alle competenze riconosciute) l’allievo mantiene aperte due possibilità: affacciarsi sul mercato del lavoro con un attestato delle professionalità raggiunte e iscriversi al terzo anno di istituto tecnico professionale.

E’ importante che le iniziative di orientamento delle scuole coinvolgano le famiglie migranti con mediatori madrelingua (associazione Scuolediroma) e offrano una panoramica completa dei corsi professionali triennali: istituti statali, centri provinciali (CPFP), altri centri accreditati.

In tema di orientamento, vale l’esperienza dei CPIA 4 (Roma) e CPIA 7 (Pomezia) che stanno tessendo accordi con istituti tecnici e scuole serali, finalizzate a: mappare le opportunità formative locali e fluidificare i passaggi dalla terza media, per presentare un panorama organico negli incontri di orientamento, coinvolgendo anche insegnanti volontari e allievi dei corsi di lingua. Una prassi sta dando esiti positivi nell’aprire un orizzonte ignorato da molti migranti.  

Ragazzo ricongiunto a 15 anni

Alla Rete arrivano genitori preoccupati per il figlio quindicenne che rischia di perdere un anno di scuola; l’hanno fatto venire in Italia dopo il primo ciclo di studi nel paese d’origine, credendo di iscriverlo alle superiori e scoprono che non è facile; il titolo preso all’estero non è riconosciuto, la scuola prescelta deve fare una valutazione delle competenze del ragazzo e spesso lo invia al CPIA per fare il corso di italiano e prendere il titolo di terza media. Ma il CPIA non può accogliere allievi al di sotto dei 16 anni. Di recente è stato rimosso il vincolo per quindicenni che arrivano in Italia senza familiari, per ragazzi sottoposti a provvedimenti giudiziari e ad ulteriori casi motivati. Alcune Regioni, in accordo con USR, hanno esteso la deroga quindicenni con famiglia in Italia. Nel Lazio si tratta rinnovare una disposizione a termine e aprire i corsi CPIA a quindicenni ricongiunti. 

Giovane migrante lontano dalla famiglia

Nel Lazio 31 dicembre 2016 risultavano accolti 919 minori stranieri senza familiari, accolti in centri convenzionati con l’ente locale. Un gruppo numericamente contenuto, che formazione full time, un investimento educativo intenso, solitamente ripartito tra più associazioni. Si tratta di condurre questi ragazzi, entro il raggiungimento dei 18 anni, a una maturità personale, emotiva, economica e abitativa. L’apprendimento dell’italiano sta dentro un programma globale da costruire in sinergia con CPIA, scuole serali, centri per l’impiego, scuole professionali, aziende che accolgono apprendisti. Mettere a sistema tutto ciò non compito facile; occorre una regia istituzionale, di livello locale, provinciale, regionale.